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Il volume Domesticare i miti riunisce alcuni saggi di Diego Lanza pubblicati in varie sedi editoriali che attraversano tre ambiti centrali della sua ricerca: la riflessione sulla lingua greca, in particolare nei contesti tecnico-scientifici, l’analisi del linguaggio politico e la rielaborazione del mito nella cultura classica. Pur nati in momenti diversi e senza un disegno sistematico unitario, questi studi delineano una prospettiva coerente e riconoscibile, fondata sull’idea che lingua e pensiero non siano legati da un rapporto di determinazione naturale, ma da una relazione storica e dinamica.
Contro la tradizione idealistica che attribuiva al greco una intrinseca “scientificità”, Lanza mostra come il linguaggio della scienza sia il risultato di pratiche intellettuali concrete: dalla medicina ippocratica, che costruisce un lessico capace di descrivere e classificare l’esperienza, alla prosa politica dello Pseudo-Senofonte, in cui le scelte linguistiche riflettono una visione ideologica chiusa e binaria. La lingua appare così come un laboratorio in cui si formano categorie, modelli interpretativi e forme del sapere. In questa prospettiva si colloca anche il confronto con la linguistica di Antoine Meillet, che Lanza interpreta come un modello di approccio storico-sociale al linguaggio, attento al rapporto tra forme linguistiche e trasformazioni della civiltà. La lingua non è organismo naturale né espressione di uno “spirito” nazionale, ma istituzione sociale, sistema dinamico che si modifica con le pratiche e i bisogni della comunità.
Accanto alla riflessione linguistica, i saggi dedicati al mito mettono in luce il processo di razionalizzazione che caratterizza la cultura greca classica. Il mito, da racconto tradizionale e religioso, viene progressivamente reinterpretato come struttura narrativa e modello di azione umana: è questo il processo che Lanza definisce “domesticazione del mito”, in cui la dimensione del sacro viene ricondotta entro categorie psicologiche ed etiche.
Ne risulta un quadro complesso e non lineare della cultura greca, intesa come spazio di trasformazioni e tensioni, in cui il linguaggio non riflette semplicemente il pensiero, ma contribuisce attivamente a costruirlo. Il volume restituisce così l’originalità di uno studioso che ha saputo coniugare filologia, storia e teoria, offrendo strumenti ancora attuali per comprendere il rapporto tra lingua, sapere e forme culturali.
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