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Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno una cicogna? - K. BLIXEN
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Cat.n. 542

Enrico Moscarelli

Frinico e “La caduta di Mileto”. Farsa con tragedia. Prefazione di Anna Beltrametti.

IISBN 978-88-7588-452-9, 2026, pp. 72, formato 130x200 mm., Euro 13 – Collana  di teatro “Antigone” [21].

In copertina: Ricostruzione del Teatro di Dioniso ad Atene.

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«L’autore si propone di ricostruire per un pubblico di oggi non il testo, ma la messa in scena tra il 493 e il 492 a.C., nel teatro di Dioniso in Atene, della tragedia storica perduta, La presa di Mileto, e la condanna del suo poeta Frinico escluso da possibili repliche e multato pesantemente per disfattismo. Nell’ipotesi di Moscarelli la tragedia perduta sarebbe stata ambientata nell’Odeon di Mileto, luogo del dibattito tra Ecateo e Aristagora. La ricostruzione è un coraggioso tentativo di colmare un vuoto segnalato da testimonianze significative, di supplire all’assenza dell’originale e di ricrearne gli effetti sul pubblico ateniese. L’intuizione e il movente di Moscarelli colgono nel segno del teatro e delle sue funzioni capitali: con intelligenza poetica e competenza teatrale, in questa farsa con tragedia inverte la rotta e muove non dal teatro, ma dalla storia, rileggendo con estrema attenzione i passi di Erodoto. L’Odeon di Mileto è il centro su cui indirizza l’attenzione dei nuovi spettatori. È il luogo del confronto originario che anticipa e amplifica il tema politico riproposto da Frinico. Finzione, verità, fatti, opinioni sui fatti, segreti, paure, speranze, ambizioni: il teatro era e continua a essere il più seducente impasto di queste emozioni e dissimulazioni. E Moscarelli lo ha capito» (Anna Beltrametti).



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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