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«L’autore si propone di ricostruire per un pubblico di oggi non il testo, ma la messa in scena tra il 493 e il 492 a.C., nel teatro di Dioniso in Atene, della tragedia storica perduta, La presa di Mileto, e la condanna del suo poeta Frinico escluso da possibili repliche e multato pesantemente per disfattismo. Nell’ipotesi di Moscarelli la tragedia perduta sarebbe stata ambientata nell’Odeon di Mileto, luogo del dibattito tra Ecateo e Aristagora. La ricostruzione è un coraggioso tentativo di colmare un vuoto segnalato da testimonianze significative, di supplire all’assenza dell’originale e di ricrearne gli effetti sul pubblico ateniese. L’intuizione e il movente di Moscarelli colgono nel segno del teatro e delle sue funzioni capitali: con intelligenza poetica e competenza teatrale, in questa farsa con tragedia inverte la rotta e muove non dal teatro, ma dalla storia, rileggendo con estrema attenzione i passi di Erodoto. L’Odeon di Mileto è il centro su cui indirizza l’attenzione dei nuovi spettatori. È il luogo del confronto originario che anticipa e amplifica il tema politico riproposto da Frinico. Finzione, verità, fatti, opinioni sui fatti, segreti, paure, speranze, ambizioni: il teatro era e continua a essere il più seducente impasto di queste emozioni e dissimulazioni. E Moscarelli lo ha capito» (Anna Beltrametti).
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