Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Ebook 1060

Giancarlo Paciello

Hamas, un ostacolo per la pace? L’unico vero ostacolo: occupazione militare e colonie.

Roma, 2006, pp. 39.

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La vittoria di proporzioni del tutto inaspettate di Hamas alle elezioni palestinesi ha creato una situazione decisamente nuova nei Territori (illegittimamente) occupati da Israele, nelle cancellerie di tutto il mondo, in Israele, nei Territori, tra coloro che sostengono in vario modo la lotta del popolo palestinese e anche tra coloro che non la sostengono. Delle reazioni a questa situazione parlerò nella parte finale di questo articolo, ma prima cercherò di ricostruire il quadro (e le origini) dell’islàm politico palestinese, proprio per non cedere alle reazioni istintive (e probabilmente sbagliate) che pure mi pare contribuiscano in grandissima maggioranza alla valutazione dell’evento. Confesso di misurarmi per la prima volta con un’analisi “all’interno” della realtà palestinese, avendo privilegiato, come scelta metodologica, il riferimento al popolo palestinese nel suo complesso e alle sue vicissitudini occorse con la nascita del sionismo politico e la relativa colonizzazione della Palestina prima e alla partizione della Palestina mandataria da parte dell’ONU poi. Mi auguro quindi di non commettere errori troppo vistosi, pur nella consapevolezza di percorrere un terreno assai accidentato. Sicuramente eviterò l’errore, questo si irreparabile, di farmi tifoso di questa o quella posizione del “campo palestinese”. Elemento centrale di questa analisi sarà l’Intifada del 1987, cui dedicherò la parte più corposa dell’articolo, e che ritengo essere stata un momento di svolta nel quadro della lotta per la liberazione nazionale, che i palestinesi portano avanti ormai da quasi quarant’anni, in particolare contro l’occupazione (che dura dal 1967) e contro la colonizzazione dei Territori occupati.

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