Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Ebook 1061

Giancarlo Paciello

Una vergognosa difesa del Muro della Vergogna.

Roma, 3 settembre 2004, pp. 24.

indice - autore - sintesi

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L’intento che mi propongo in questo articolo è quello di dimostrare che la costruzione della barriera di separazione (dizione israeliana) ovvero il Muro dell’apartheid (dizione palestinese), e non soltanto il suo particolare ed impudente percorso, costituiscono un atto di estrema violenza e di saccheggio nei confronti della comunità palestinese, del popolo palestinese, e non una struttura di difesa per lo Stato d’Israele. La cosa del resto è del tutto evidente per chi abbia chiari gli avvenimenti che hanno portato questo popolo (espulso per la quasi totalità nel 1948 dalla sua terra e costretto per 56 anni ad una dolorosa diaspora in 57 campi profughi, dislocati dentro e fuori la Palestina, senza tener conto ovviamente delle migliaia di soluzioni individuali), ad accettare nel 1993 la costruzione di un proprio Stato sul 22% della Palestina del Mandato della Società delle Nazioni, Stato di cui, ancora oggi, non c’è traccia.
Ma prima di affrontare il tema del Muro, ritengo opportuno fare un quadro delle sentenze (e delle discussioni) relative al Muro, con specifico riferimento al periodo compreso tra la fine di giugno e l’ultima settimana di luglio. Delineato il quadro, procederò alla mia dimostrazione, evidenziando l’inconsistente argomentazione del governo israeliano circa la natura e la funzione del Muro, argomentazione ripresa dagli amanti del politicamente corretto in Europa, sempre pronti, anche quando condannano il Muro, a fare ricorso all’oscena equidistanza che sa di ipocrisia lontano parecchie miglia.
A questo riguardo, intendo analizzare in particolare quanto sostenuto da Mario Pirani che, in un suo recente articolo, si è eretto a giudice dell’intera Europa, pavida, a suo dire, “nel contrapporsi all’empito antiebraico […] che ha ormai inglobato l’antisemitismo nell’antiamericanismo”. In questo modo sarò in grado di mettere in evidenza una tendenza, molto ben espressa da questo giornalista famoso, che punta a spostare tutta l’attenzione sul terreno dell’antisemitismo, senza mai entrare nel merito del problema specifico del Muro, o meglio, sposando in toto non le argomentazioni del governo israeliano (troppo furbo il Pirani per non conservare una distanza critica di cui ha bisogno per il suo attacco!) ma sicuramente le ragioni di fondo, oltre che il linguaggio e le definizioni israeliane. Un bel colpo! E così la questione palestinese passa in secondo piano, mentre l’alleanza Bush-Sharon, l’alleanza USA-Israele diventa un tutt’uno con l’asse antisemitismo-antiamericanismo. Ma non anticipiamo troppo.

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