Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 242

Andrea Bulgarelli – Costanzo Preve

Collisioni. Dialogo su scienza, religione e filosofia

ISBN 978-88-7588-153-5, 2015, pp. 96, formato 140x210 mm., Euro 10 – Collana “Il giogo” [64]

In copertina:Juan Gris, Libro, 1913.

indice - presentazione - autore - sintesi

10,00

Prefazione

                                        di   Luca Grecchi

 

Andrea Bulgarelli, giovane studioso torinese, ci offre, con questo dialogo, l’occasione di riascoltare la voce di Costanzo Preve, amico mio fraterno, ma soprattutto filosofo tra i più dotati, e purtroppo meno conosciuti, del nostro tempo.

Bulgarelli interroga Preve, con intelligenza, su molti temi, ma soprattutto sul rapporto fra filosofia, scienza e religione. Si tratta di un tema che indubbiamente Costanzo aveva già trattato in diversi lavori, ma, come suo solito, egli ne tratta ogni volta secondo un aspetto differente, analizzandone l’attualità sia nella sua forma culturale, sia nella sua forma politica. Ne esce dunque un testo originale ed interessante.

Non è mio compito, in questa sede, né fare l’ennesimo ricordo di Costanzo (che ho fatto già in altre occasioni), né tessere l’elogio di uno dei giovani studiosi che è stato più vicino a Costanzo negli ultimi tempi (le parole del testo parlano da sole). Vorrei semplicemente sottolineare in questa breve introduzione che, nell’appendice del libro, ci si sofferma giustamente – anche se non sempre cogliendone la profondità della analisi – sui testi di un altro studioso assolutamente sottovalutato, Claudio Lucchini, anch’egli mio carissimo amico, che sui rapporti fra filosofia e scienza sta studiando molto anche ora, tanto che di questa sua fatica pluriennale spero potremo presto vedere i frutti.

Chiudo con una nota personale. Nel testo anche io sono citato un paio di volte. La prima come “idealista platonico” (ma conosco l’affetto con cui Costanzo mi dedicava questa espressione, nonostante negli anni io mi sia sempre più avvicinato ad Aristotele); la seconda come autore di una tesi che Costanzo “non condivide”, ossia quella di chi sostiene “il ruolo fondativo della filosofia in ambito sociale, economico e politico”. Questa seconda è, in effetti, la mia tesi, ed io e Costanzo ne avevamo discusso molto, anche in un libro comune del 2005, senza mai trovare un accordo.

Per dire qualche parola su questo tema enorme, vorrei solo far notare che quando alla filosofia si riconosce un ruolo fondativo – come Costanzo, peraltro, in certo senso faceva – bisognerebbe capire bene cosa essa fonda (o, se lo si nega, argomentare perché essa non fonda, se sia necessario o meno un fondamento, ecc.). Si potrebbe rispondere che essa fonda solo sul piano ideale, del dover essere, ma questo dover essere non riguarda comunque anche, e forse principalmente, l’ambito sociale, economico e politico, e dunque lo stesso essere? Quale sapere deve valutare – ossia giudicare fondatamente –, ad esempio, se il modo di produzione capitalistico sia buono o meno, se sia o meno conforme a ciò che la natura degli uomini necessita per realizzarsi compiutamente? Ed ancora: quale sapere può delineare nel modo migliore le strutture generali (conflittuali od amicali, privatistiche o comunitarie, mercificate o pianificate) di un modo di produzione sociale? Possono forse farlo le singole scienze: l’economia, la sociologia, la politica? Personalmente non credo, proprio per la settorialità (particolarità) e la descrittività (avalutatività) che caratterizza le scienze specialistiche.

Solo la filosofia, infatti, ha come oggetto l’intero, le scienze hanno sempre come oggetto le parti; e sulla parte – su quella che non è il fondamento – l’intero non si costruisce. Ovviamente questa è la mia tesi, e, come insegnava appunto Costanzo, il discorso filosofico inizia proprio qui, con l’approccio dialettico del problema, ossia, se non la si condivide, con la critica argomentata della tesi dell’avversario.

Osservazioni rapide, le mie, che con Costanzo ancora in vita ci avrebbero costretto ad almeno un paio d’ore di dialogo intensissimo. Ora non lo possiamo più fare. Ad Andrea Bulgarelli, ed ai tanti amici di Costanzo, raccogliere in questo senso la sua eredità, nella consapevolezza che il cuore del pensiero di Costanzo era la filosofia, il sapere che ricerca, in modo fondato, la verità. Una verità che ha a che fare con la vita, poiché lo scopo della filosofia di Costanzo fu comunque, in primo luogo, cambiare la vita per il meglio.

 

Luca Grecchi

 

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