Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 288

José Jorge Letria

Il deserto innominabile. Poesie. Testo portoghese a fronte. Cura e traduzione di Simonetta Masin.

ISBN 978-88-7588-192-4, 2017, pp. 96, formato 130x200 mm., Euro 10.

In copertina:Salin de Giraud, Camargue. Fotografia di Simonetta Masin

indice - presentazione - autore - sintesi

10,00

Il deserto innominabile

Il deserto è un silenzio dopo il mare,

è l’estasi della luce sopra il cuore di sabbia.

Si va e si viene e nulla si dimentica.

Tutto si occulta per dopo farsi vedere

nel punto in cui i venti si incrociano

e le anime gridano al fondo dei pozzi.

I secchi salgono e scendono promettendo acqua,

una freschezza che dissipa la febbre.

Non sono i datteri che addolciscono la bocca,

è la bellezza delle donne nel dissimulare

il desiderio come un peccato sotto l’oscurità dei veli.

I serpenti fischiano o cantano

a seconda del veleno che li plasma il sangue.

Si attorcigliano sulle pietre

come frammenti di luna nell’attesa del mattino.

E l’ombra si allunga sulle dune

ondulando radente alle palme

come l’ultimo cobra della paura dei bambini.

Non c’è rumore maggiore di questo silenzio

che si serve con i datteri e il tè

su una tavola bassa, sopra la terra bagnata.

È in quello che non si nomina che sta l’infinito.

O deserto inominável

O deserto é um silêncio depois do mar,

é o êxtase da luz sobre o coração da areia.

Vai-se e volta-se e nada se esquece.

Tudo se oculta para depois se dar a ver

no ponto em que os ventos se cruzam

e as almas gritam no fundo dos poços.

Os cestos sobem e descem prometendo água,

uma frescura que derrete a febre.

Não são as tâmaras que adoçam a boca,

é a beleza das mulheres dissimulando

o desejo como um pecado sob a escuridão dos véus.

As serpentes assobiam ou cantam

conforme o veneno que lhes molda o sangue.

Enroscam-se sobre as pedras

como fragmentos de lua à espera da manhã.

E a sombra alonga-se nas dunas

ondulando rente ás palmeiras

como a última cobra do medo das crianças.

Não há ruído maior que este silêncio

que se serve com tâmaras e com chá

na mesa rasteira, sobre a terra molhada.

É no que não se nomeia que está o infinito.

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