Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 377

Claudio Lucchini

La scuola della merce e le esigenze della libera individualità

ISBN 978-88-7588-292-1, 2021, pp. 80, formato 140x210 mm., Euro 10 – Collana “Il giogo” [131].

In copertina: Andy Warhol, Campbell’s Soup Cans, 1962 e Henri Matisse, La Danse, 1910.

indice - presentazione - autore - sintesi

10,00

Nota introduttiva

Questo volumetto raccoglie due articoli, già pubblicati sulla rivista Koinè, i quali si propongono di evidenziare i guasti della scuola attuale, nelle sue tendenze largamente dominanti, rapportandoli alle esigenze antropologico-culturali poste dalle necessità riproduttive di una totalità sociale capitalistica ormai saldamente radicata nei principi suoi propri di funzionamento.

Per tal ragione, si è accuratamente evitato di presentare i nuovi “abracadabra” tecnologici e digitali come una reale cesura qualitativa rispetto alla logica che da anni sta corrodendo e, a poco a poco, svuotando la dimensione intellettuale e concretamente riflessiva dello studio scolastico, vedendo invece nel loro effettivo impiego attuale il radicalizzarsi di un già invalso e nefasto orientamento delle istituzioni formative ed educative ad assecondare, con sem­pre minori spazi di dialettica interna, la familiarizzazione estraniante di studenti e docenti con il mondo capitalistico della produzione e del consumo mercificati, deleterio sia per l’ambiente naturale di cui siamo integralmente parte, sia per la realizzazione di un ricco e profondo sviluppo della personalità individuale secondo quella “genericità per sé” tanto giustamente evidenziata da György Lukács.

Discende da ciò il configurarsi, socialmente e storicamente determinato, del processo di insegnamento e apprendimento come dualità polare e complementare di un più o meno sommario tecnicismo spogliato di ogni rimando ad una seria problematizzazione ontologica ed etico–sociale del suo senso1 – esiziale per lo scorrimento generalizzato di ogni sorta di merce –, accompagnato da una pletora di iniziative, progetti, occasioni d’incontro, virtuali suggestioni, che ricalcano la vacua, effimera, ondivaga, disperante intensità della visita al centro commerciale o della comunicazione-navigazione on-line. Il tutto, lo ribadiamo, nella sempre più inconcussa accettazione di un modo di produzione sociale in cui la tendenziale subordinazione di ogni altra istanza alla creazione-realizzazione di valore – sempre ricordando, beninteso, il “regno della necessità” marxiano – genera una tale devastazione ambientale ed antropologica da rendere indispensabile, ancorché oggi del tutto minoritario, il rammemorare quelle essenziali finalità del processo di trasformazione comunista della società attuale, nelle quali pare ancora essere posta la speranza di un’umanizzazione reale delle nostre vite.

1 Di tale problematizzazione, sia chiaro, sono parte integrante le scienze stesse, non riducibili, nelle loro più alte componenti teoretiche, all’aridità dell’immediato ritrovato tecnico o di un cieco ed esclusivo specialismo. Già nel 1964, Ludovico Geymonat scriveva a tal proposito: «Va d’altra parte osservato che non è neanche vero che l’impostazione rigorosamente specialistica risulti oggi del tutto soddisfacente per le stesse scienze particolari. Al contrario, sono proprio esse a dar segni manifesti di una esigenza antitetica: sono cioè gli stessi specialisti ad accorgersi di non poter approfondire oltre un certo limite le loro indagini senza impegnarsi in problemi che richiedono discussioni più ampie» (Ludovico Geymonat, Per un nuovo insegnamento della filosofia, in Ludovico Geymonat, Contro il moderatismo. Interventi dal ’45 al ’78, a cura di Mario Quaranta, Feltrinelli, Milano, 1979, p. 138).

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