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Cat.n. 540

Gherardo Ugolini

Antigone e la politica. Sofocle e Brecht. In Appendice: Walter Jens, Sofocle e Brecht. Dialogoe.

ISBN 978-88-7588-450-5, 2026, pp. 128, formato 130x200 mm., Euro 13 – Collana  di teatro “Antigone” [20].

In copertina: Marie Spartali Stillman, Antigone seppellisce Polinice, del 1870, olio su tela, conservato nella Simon Carter Gallery di Woodbridge (Suffolk, Regno Unito).

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Antigone

e la disobbedienza civile

Nel recente libro dal provocatorio titolo Contro Antigone, Eva Cantarella, antichista ed esperta di diritto greco, offre una lettura del tutto controcorrente della tragedia che Sofocle mise in scena nel 442 a.C. al teatro di Dioniso in Atene.1 Il bersaglio polemico è la vulgata che nel corso dei secoli ha visto in Antigone una figura positiva che si ribella contro un potere ingiusto e dispotico, contro decisioni politiche crudeli e disumane (il divieto di sepoltura del corpo di Polinice, suo fratello).

La tendenza alla ‘santificazione’ di Antigone come eroina pura e innocente ha toccato forse l’acme nella celebre definizione che ne diede Hegel nelle Lezioni sulla storia della filosofia qualificandola come «la celeste Antigone, la figura più nobile che sia mai comparsa sulla terra» (die himmliche Antigone, die herrlichste Gestalt, die je auf Erden erschienen ist).2

Il paradigma che fa di Antigone la giusta ribelle che si contrappone eroicamente in nome della coscienza o del diritto naturale ai dettati artificiali e mutevoli della legge pubblica dello Stato si è imposto nel corso del tempo con declinazioni di vario genere – diritto di famiglia contro diritto collettivo, interesse privato contro salute della comunità, pietà religiosa contro ra­gion di Stato, legge del sangue contro legge della città, coscienza pura contro prepotenza del potere pubblico, eticità contro logica di dominio, legittima ribellione morale contro decisioni ingiuste del potere – ma sempre col presupposto che la ragione sia completamente dalla sua parte e il torto da quella di Creonte.

È un paradigma che ha conosciuto nobilissime utilizzazioni giuridiche: basti pensare al breve saggio Le leggi di Antigone di Piero Calamandrei, nel quale l’insigne giurista, tra i fondatori del Partito d’Azione e membro dell’Assemblea costituente, considerava del tutto legittima la condanna di diversi gerarchi del regime nazista ad opera del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga riferendosi proprio alle «leggi non scritte» di Antigone, che si configurano come norme di grado superiore, rispetto a quelle ordinarie di Creonte.

In un senso più universale, Calamandrei fissava dei principi ai quali è opportuno richiamarsi in riferimento agli obiettivi e ai limiti della giustizia penale internazionale al fine di stabilire la preminenza delle esigenze di livello sostanziale rispetto a qualunque ostacolo di ordine prettamente formale.3

Anche le principali riflessioni e teorizzazioni sul tema della ‘disobbedienza civile’ elaborate nel Novecento, da Hannah Arendt a John Rawls, hanno assunto spesso e volentieri la figura di Antigone come punto di riferimento.4 Ma si tratta di un modello che vale anche più banalmente per le cronache massmediatiche. Dovunque vi sia qualcuno che si ribella contro un’ingiustizia, specialmente se si tratta di una giovane donna, scatta l’analogia con Antigone. Negli ultimi anni si possono citare alcuni casi emblematici: quello di Greta Thunberg, la ragazza svedese paladina delle battaglie per la tutela dell’ambiente,5 o quello di Carola Rackete, la capitana tedesca impegnata nell’organizzazione di soccorso marittimo Sea-Watch che nell’estate 2019 ha sfidato il ministro degli Interni del governo italiano forzando il blocco del porto di Lampedusa.6

Difficilmente il volume di Eva Cantarella riuscirà a scalfire il modello ermeneutico consolidatosi nei secoli, ma la studiosa ha ragio­ne nel sottolineare che nel dramma sofocleo il comportamento di Antigone è dettato anche e soprattutto da ragioni di familismo privato e individualismo assoluto, restio a qualsivoglia mediazione, mentre contro di esso Creonte oppone ragioni di interesse pubblico oltre alla legittimità del proprio potere, da cui discende la validità delle leggi e il divieto di infrangerle.7

Resta il fatto che ogni epoca, da Sofocle in poi, ha avuto la sua Antigone o le sue Antigo­ni, ovvero ha conosciuto rielaborazioni del personaggio adeguate e confacenti alle istanze del proprio contesto culturale.8

Una delle riscritture più celebri e meglio riuscite sul piano artistico è quella novecentesca del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, scritta e messa in scena pochi anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Si tratta di un’opera che ripropone il testo sofocleo caricandolo di significazioni del tutto nuove e originali, comprensibili solo se inserire nell’ambito del periodo storico-culturale che ne ha determinato la genesi, e tuttavia alquanto fedele al modello greco di partenza.

Il trait d’union che lega l’Antigone di Brecht a quella di Sofocle, a distanza di 2500 anni l’una dall’altra, è dato dalla politicità dei due drammi. Entrambi i drammaturghi, in circostanze storiche lontanissime, muovendo da motivazioni ed esigenze creative ben differenti, hanno investito il testo teatrale di una forte dimensione politica.

1 Eva Cantarella, Contro Antigone o dell’egoismo sociale, Torino, Einaudi 2024.

2 GeorgWilhelm Friedrich Hegel, Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie, in Id., Werke in zwanzig Bänden. Auf der Grundlage der Werke von 1832-1845 neu edierte Ausgabe, hrsg. von E. Moldenhauer, K.M. Michel, XVIII, Frankfurt am Main, Suhrkamp 1979, p. 508. Antigone è presenza costante nella speculazione filosofica di Hegel il quale ne parla in diverse opere in riferimento alla riflessione su svariate tematiche (il rapporto famiglia/comunità, diritto privato/leggi dello Stato, etica individuale/necessità pubblica etc.). Fondamentalmente la sua lettura è centrata sul conflitto irriducibile e simmetrico tra due istanze entrambe legittime ma non autosufficienti, famiglia e Stato, che dovrebbero collaborare e compenetrarsi per dare vita dialetticamente a un’organizzazione comunitaria-statale giusta ed equilibrata. Sull’interpretazione hegeliana di Antigone cfr. Raymond Pieterciel, Antigone and Hegel, «International Philosophical Quarterly», xviii, 1978, pp. 289-310; ChangyangFan, Sittlichkeit und Tragik. Zu Hegels Antigone-Deutung, Bonn, Bouvier 1998; Pietro Montani (a cura di), Antigone e la filosofia, Roma, Donzelli 2001, pp. 3-46; Cinzia Ferrini, La dialettica di etica e linguaggio in Hegel interprete dell’eroicità di Antigone, Trieste, EUT 2002; Otto Pögge­ler, Schicksal und Geschichte. Antigone im Spiegel der Deutungen und Gestaltungen seit Hegel und Hölderlin, München, Fink 2004; Francesca Iannelli, Oltre Antigone. Figure della soggettività nella “Fenomenologia dello spiritodi G.W.F. Hegel, Roma, Carocci 2006; Giovanni Zuanazzi, Hegel e l’Antigone. Il tramonto del mondo greco nella “Fenomenologia dello spirito”, Roma, Studium 2024.

3 Pietro Calamandrei, Le leggi di Antigone, «Il Ponte», xi, 1946, pp. 933-934, rist. in Id., Costituzione e leggi di Antigone. Scritti e discorsi politici, Firenze, Sansoni 2001, pp. 17-19. Più recentemente Gustavo Zagrebelsky, autorevole giurista, già presidente della Corte costituzionale, nel volume Intorno alla legge (Torino, Einaudi 2009) indica precisamente l’Antigone sofoclea come «il testo fondativo della nostra civiltà giuridica» (p. 9), visto che da allora in poi «i secoli che separano noi da Antigone sono stati un confronto a fasi alterne tra il diritto e la legge» (ivi, p. 11).

4 Hannah Arendt, Civil Disobedience, in Ead., Crises of the Republic, New York, Harcourt Brace Jovanovich 1972, pp. 49-102 (trad. it. Disobbedienza civile, trad. di V. Abaterusso, introduzione di L. Boella, Milano, Chiarelettere 2017); John Rawls, A Theory of Justice, Cambridge (Ma.), Harvard University Press 1971 (trad. it. Una teoria della giustizia, a cura di S. Maffettone, Milano, Feltrinelli 2017). Cfr. inoltre Susan W. Tiefenbrun, On Civil Disobedience, Jurisprudence, Feminism, and the Law in the Antigones of Sophocles and Anouilh, «Cardozo Studies in Law and Literature», XI, 1999, pp. 35-51.

5 Cfr. l’intervento dello psicanalista Massimo Ammaniti, Greta, un’Antigone che lotta contro le leggi degli adulti, «Corriere della Sera», 26 settembre 2019, p. 30.

6 Cfr. l’articolo di Roberto Vecchioni, La capitana Antigone, «la Repubblica», 29 giugno 2019, p. 32. Per altri casi analoghi si rimanda a Margherita Rubino, Antigone e le gazzette, in M. Ripoli – M. Rubino (a cura di), Antigone. Il mito, il diritto, lo spettacolo, Genova, De Ferrari 2005, pp. 143-156 e a Gherardo Ugolini, Antigone e la questione giuridica, in Sotera Fornaro – Raffaella Viccei (a cura di), Antigone. Usi e abusi di un mito dal v secolo a.C. alla contemporaneità, Bari, Edizioni di pagina 2021, pp. 135-162.

7 Sulle posizioni di Creonte e sulla difficoltà di valutare in modo unilaterale le sue decisioni cfr. le riflessioni di un altro illustre giurista, già magistrato e parlamentare, nonché ex presidente della Camera dei deputati: Luciano Violante, Insegna Creonte. Tre errori nell’esercizio del potere, Bologna, il Mulino 2021.

8 Sulla ricezione del mito di Antigone dall’antichità al xx secolo cfr. George Steiner, Antigones. How the Antigone Legend Has Endured in Western Literature, Art, and Thought, Oxford, Clarendon Press 1984 (trad. it. Le Antigoni. Un grande mito classico nell’arte e nella letteratura dell’Occidente, Milano, Garzanti 1990); Simone Fraisse, Le mythe d’Antigone, Paris, Colin 1974; Cesare Molinari, Storia di Antigone da Sofocle al Living theatre. Un mito nel teatro occidentale, Bari, De Donato 1977; Roberto Alonge (a cura di), Antigone, volti di un enigma. Da Sofocle alle Brigate Rosse, Bari, Edizioni di Pagina 2008; Anna Maria Belardinelli - Giovanni Greco (a cura di), Antigone e le Antigoni. Storia forme fortuna di un mito, Firenze, Le Monnier Università 2010; S. Fornaro, Antigone. Storia di un mito, Roma, Carocci 2012; S. Fornaro - R. Viccei (a cura di), Antigone. Usi e abusi di un mito dal v secolo a.C. alla contemporaneità, cit.



Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).

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