Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 041

Maura Del Serra

Crescita e costruzione: immagini del giardino.

ISBN 88-87296-31-6, 1999, pp. 16, formato 140x210 mm., Euro 5,00.

In copertina: La fontana nel giardino. Da Boschius, Ars Symbolica, Augustae Vindelicorum 1702.

indice - presentazione - autore - sintesi

5,00

 

Sia crescita, non costruzione!

Per questo scegliesti

il partito delle radici

contro il lastrico delle vie, fossero pure imperiali.

 

Né compasso né regolo

possono misurare

il tuo germoglio oscuro.

Il tuo segreto lo si chieda al vento,

alla pioggia di Dio.

Tu sei la fronda che fruscia nella notte,

e l’ala d’uno sconosciuto angelo.

 

Margherita Guidacci, Crescita

 

 

Se è vero che «il sogno della città ideale è la forza trainante della storia»,  in quanto la città utopica e perfetta, la Gerusalemme celeste, è posta all’omega della storia stessa, come sua culminazione e consumazione (“fine” nel doppio senso del sostantivo), è altrettanto certo che questa apocalittica ed apocatastatica civitas Dei, quale suprema architettura etica e spirituale dell’uomo, contiene sempre in sé, come nòcciolo prezioso o perla-cuore incastonata nella sua conchiglia, il suo giardino edenico, il paradiso dell’anima o, tout court, «il giardino‑anima».

 

Da sempre, nei miti di creazione delle culture occidentali ed orientali, e nella congenere poesia antica e moderna, l’immagine edenica per eccellenza del paradiso primigenio, sempre perduto e sempre inseguito, è quella di un’intatta ed intangibile, liberatrice ma cintata conchiglia verde di pienezza significante e di fervida quiete, «serbatoio di contenuti ideali» e «laboratorio di segni», specchio degli elementi naturali che riflettono ed alimentano le potenze dell’anima umana, giacché la città comprende i suoi giardini come il corpo comprende e abbraccia – spesso non senza spine – la sua anima.

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