Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Marino Badiale

La Mappa e il Paesaggio. Osservazioni critiche sull’epistemologia del Novecento

ISBN 88-87296-30-8, 1998, pp. 32, formato 140x210 mm., Euro 5 – Collana "Divergenze" [15].

In copertina: Xilografia dall'Anthropologium di Magnus Hundt, 1501

indice - presentazione - autore - sintesi

5,00

1. In questo saggio parleremo di “scienza” riferendoci al complesso di discipline, sorte nel mondo occidentale a partire dal Seicento, che hanno indagato la realtà, naturale e umana, dandosi criteri di rigore dell’argomentazione, criteri di definizione precisa dei propri oggetti e criteri di verifica empirica delle proprie asserzioni. Il modello è, al solito, rappresentato dalla fisica (escludiamo dai limiti di questo saggio la trattazione della matematica pura).

Questo imponente corpo di dottrine è considerato l’esempio principale (se non l’unico) di conoscenza razionale ed oggettiva. Il dato di fatto da cui partire è questo: l’esistenza di tale complesso di discipline che si pongono come modello di conoscenza razionale ed oggettiva.

 

2. La filosofia della scienza1 consiste nel tentativo di elaborare una spiegazione discorsiva e razionale di tale fatto. La filosofia della scienza deve spiegarci cosa sia – nei suoi tratti essenziali – scienza, cosa siano razionalità ed oggettività e come la scienza rientri sotto queste categorie. Non si tratta di giudicare la scienza in base a nozioni date a priori. Si tratta di sviluppare dei concetti di “scienza”, “razionalità”, “oggettività” che siano coerenti fra loro e col resto della nostra “visione del mondo”. A questa ricerca filosofica non possono essere assegnati in anticipo gli esiti: essa può arrivare alle conclusioni più diverse, dalla negazione di ogni statuto privilegiato della conoscenza scientifica (per es. Feyerabend) all’esaltazione della scienza come unica forma di conoscenza valida (per es. l’empirismo logico), alla delimitazione critica degli ambiti di validità della “scienza europea” (per es. Husserl). In questo saggio non discuteremo tutte le possibili posizioni. Ci limiteremo ad esaminare alcune correnti di filosofia della scienza che condividono l’assunzione che la scienza sia un esempio di conoscenza razionale ed oggettiva e discuteremo la loro capacità di spiegare queste caratteristiche della scienza stessa.

 

3. È chiaro che una simile attività di spiegazione razionale e discorsiva non può assumere la scienza come definizione di conoscenza razionale ed oggettiva. Un fatto (in questo caso, la scienza come conoscenza razionale ed oggettiva) non è spiegazione a se stesso. Se sto studiando la caduta dei corpi posso anche definire un corpo come qualcosa che, fra l’altro, cade. Ma non posso certo pretendere di avere in questo modo spiegato perché i corpi cadano: ho semplicemente rimosso il problema.

 

4. Si potrebbe obiettare che il tentativo di conoscere “cosa sia – nei suoi tratti essenziali – scienza” (Tesi 2) appare come un incamminarsi verso inutili astrazioni, verso sterili problematiche filosofiche a cui contrapporre la “concreta” ricerca delle forme e dei modi nei quali le singole scienze si costituiscono e agiscono. Si tratta di un’obiezione alla quale vale la pena di rispondere in modo adeguato. Essa contiene un trucco. Chi dice “non chiediamoci cosa sia la scienza ma indaghiamo come agiscono concretamente le varie scienze” è tradito dal fatto che usa comunque la parola “scienza”. E la usa nel senso in cui tutti la usiamo, il che significa che mette sotto lo stesso concetto Newton e Feynman, Skinner e Laplace, Darwin e Warlas. Ma l’analisi concreta di cosa fanno le singole scienze non potrà mai arrivare ad accomunare personaggi così diversi, discipline tanto lontane fra loro per oggetto, linguaggio, metodo. È solo un concetto generale di cosa sia scienza (e cosa non lo sia) che permette di fare questo. E dunque chi rifiuta la discussione su cosa sia scienza, in nome delle “analisi concrete”, ha in realtà un proprio concetto filosofico di scienza, e il suo rifiuto della filosofia è in realtà il rifiuto di esplicitare e sottoporre al confronto razionale la propria filosofia.

 

5. L’elaborazione di una spiegazione razionale del fatto della scienza, cioè l’elaborazione di una filosofia della scienza, appare indispensabile nella discussione di quale sia il migliore approccio conoscitivo ad una realtà, ad un “oggetto” non ancora indagato e concettualizzato, o del quale si intenda fondare una concettualizzazione radicalmente nuova. Appare indispensabile, perché in una indagine di questo tipo sorgerà inevitabilmente il problema dell’opportunità e possibilità di un approccio “scientifico” all’oggetto in questione. Ora, a questa domanda può rispondere solo una filosofia della scienza solidamente formata. Infatti, solo una teoria che ci spieghi il fatto della scienza, che ci dica perché e in qual modo la scienza è conoscenza razionale e oggettiva della realtà, può dirci se, rispetto ad un nuovo “oggetto”, si diano le condizioni che rendono possibile la scienza. In mancanza di una epistemologia che ci spieghi le “condizioni di possibilità” della scienza, ogni pretesa di applicare “metodi scientifici” a nuovi “oggetti” è una pretesa che non può fornire argomenti e ragioni. È, in senso stretto, una pretesa irrazionalistica.

 

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