Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 047

Marino Badiale

La Mappa e il Paesaggio. Osservazioni critiche sull’epistemologia del Novecento

ISBN 88-87296-30-8, 1998, pp. 32, formato 140x210 mm., Euro 5 – Collana "Divergenze" [15].

In copertina: Xilografia dall'Anthropologium di Magnus Hundt, 1501

indice - presentazione - autore - sintesi

5,00

La filosofia della scienza del Novecento si è posta l’ambizioso obbiettivo di elaborare una teoria che sappia giustificare razionalmente la pretesa della scienza di essere conoscenza razionale (quindi fondata su argomenti) e oggettiva (capace di dare una descrizione vera della realtà, o almeno dei suoi settori).

Ad un esame spassionato della storia delle principali correnti della filosofia della scienza del Novecento, appare evidente che questo ambizioso obbiettivo non è stato raggiunto, e neppure c’è stato qualche significativo avvicinamento ad esso. Gli sviluppi degli ultimi decenni hanno portato piuttosto alla diffusione di posizioni scettiche e relativistiche.

 

Questo saggio tenta di delineare schematicamente l’evoluzione della filosofia della scienza del Novecento, e di mostrare la radice di questo scacco: è la separazione “ontologica” fra realtà e pensiero, fra fatti e teorie, a rendere non giustificabile razionalmente la conoscenza scientifica. È l’immagine della teoria come di una “mappa” che descrive un “paesaggio” esterno a implicare scetticismo e relativismo.

 

L’autore intende quindi suggerire (senza sviluppare queste suggestioni nello spazio di questo saggio) che una possibile linea di ricerca per superare le difficoltà dell’epistemologia contemporanea stia nella critica di questa separazione ontologica, e quindi nella ripresa di alcune tematiche fondamentali della tradizione filosofica occidentale, da Platone a Hegel; tematiche che l’epistemologia del Novecento ha sempre rifiutato come “idealistiche” e “metafisiche” e che sembrano essere lo sbocco naturale della contraddizioni dell’epistemologia stessa.

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