Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 223

Sergio Pierattini

Il drago di Carta.

ISBN 978-88-7588-147-4, 2014, pp. 64, formato 130x200 mm., Euro 7, Collana  di teatro Antigone [12].

In copertina: Michele Sindona.

indice - presentazione - autore - sintesi

7.00

Il drago di carta porta in scena una delle figure più inquietanti della vita economica del nostro paese: Michele Sindona. La scena ha luogo a New York nell’Aprile del 1979 e precede di soli tre mesi l’omicidio di Giorgio Ambrosoli avvenuto a Milano l’11 luglio (Sindona verrà riconosciuto come mandante e condannato all’ergastolo). In un edificio semiabbandonato – l’incontro ebbe in realtà luogo in un Hotel di New York – Sindona incontra quello che ritiene essere il suo nemico di sempre, ma che pensa possa salvare il suo impero: Enrico Cuccia. Cuccia diventa invece – assieme ad Ambrosoli – il nemico da abbattere. Il dramma ripercorre i momenti salienti di quell’incontro. Alla prevaricatoria personalità di Sindona che alterna istrionicamente momenti di accondiscendenza ad esplicite minacce sia nei confronti di Ambrosoli che dello stesso Cuccia, si contrappone la paziente e tenace resistenza dell’uomo di Mediobanca. Egli non può apertamente negare il suo aiuto, i suoi figli sono stati infatti minacciati di morte dai complici di Sindona, ma allo stesso tempo non può avvallare un’operazione dai contorni economici e politici così ambigui. La personalità criminale di Sindona è capace di improvvisi ed eclatanti colpi di scena e pronta a giocare la sua carta finale quando, sette anni dopo, nel carcere di Voghera, metterà in scena il suo omicidio per mezzo dell’ormai famosa tazzina di caffè avvelenato. Il dramma ricorda nel titolo l’estemporanea e compulsiva passione di Sindona di creare con le proprie mani piccoli animali di carta.

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