Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 279

Alessandro Pallassini

Finitezza e Sostanza. Sulla fondazione della libertà politica nella metafisica di Spinoza.

ISBN 978-88-7588-172-6, 2017, pp. 288, formato 140x210 mm., Euro 25 – Collana “Il giogo” [78].

In copertina: Sigillo di Baruch Spinoza, che riporta come emblema, oltre alle sue iniziali, una rosa selvatica e il motto in latino “caute”.

indice - presentazione - autore - sintesi

25,00

Parlare della libertà in Spinoza può non sembrare facile. Infatti, il rigido determinismo che pare dominare il pensiero del filosofo olandese sembra non lasciare spazio a nessun tipo di libertà. D’altro canto, però, la ricerca di un agire libero è il fine ultimo di tutto il pensiero spinoziano.

Finitezza e Sostanza affronta il problema proponendosi di ricostruire, all’interno del pensiero del filosofo olandese, un modello di libertà che, a partire dall’ontologia profonda, dia ragione della costruzione di una libertà sociale concreta. Il percorso che viene tracciato è quello che porta il modo umano, parte finita come tutte le altre, a divenire progressivamente parte attiva all’interno del processo produttivo anonimo della Sostanza. In questa ottica, è possibile pensare una libertà umana che rifugga ogni genere di astrazione e che dia conto della costruzione di un cosmo sociale umano non più alienato dalle finzioni teleologiche e teologiche, ma libero nella propria finitezza. Spinoza riesce così a pensare un genere di libertà che rispetti l’essere finito dell’uomo e lo ponga, però, come forza produttiva, attiva, creatrice di senso. Una libertà della finitezza che, però, non diviene mai soggetto creatore assoluto. Uno percorso di costruzione dell’agire umano complesso quello che si dipana nell’Etica e nei due trattati politici, che rende conto di un modello di libertà scevro da ogni tentazione assolutizzante e, per ciò stesso, concretamente realizzabile. Fuori da ogni tentativo vano di prescindere dal nostro statuto ontologico di parte finita, Spinoza rilancia la speranza di un agire libero collettivo ed individuale, l’utopia concreta della costruzione di un corpus collectivum disalienato e rispettoso del cosmo naturale in cui lo sviluppo del conatus individuale sia condizione per lo sviluppo del conatus collettivo. Un orizzonte della finitezza che si pone sempre più come causa sui pur all’interno della propria condizione di finitezza, senza mai pretendere di farsi soggetto dirigente del processo totale del cosmo naturale. Questa è ancora la sfida che il filosofo olandese ci lancia: una sfida della finitezza che acquista autonomia, ma mai trascende il proprio statuto ontologico. Un percorso aperto e, per ciò stesso, estremamente concreto.

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