Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 349

Rodolfo Mondolfo

Moralisti greci. La coscienza morale da Omero a Epicuro.

ISBN 978-88-7588-266-2, 2020, pp. 192, formato 140x210 mm., Euro 20 – Collana “Il giogo” [121].

In copertina: J.-L. David, La morte di Socrate (particolare), 1786-1787. New York, The Metropolitan Museum of Art.

indice - presentazione - autore - sintesi

20,00

Prefazione alla prima edizione italiana

La prima edizione spagnuola di questo libro, pubblicata nel 1941 in Argentina (dove l’autore vive da anni) col titolo: Moralistas griegos, e il sottotitolo La conciencia moral de Homero a Epicuro, comprendeva tre saggi: 1) Responsabilità e coscienza morale da Omero a Democrito; 2) Socrate; 3) L’etica di Epicuro e la coscienza morale.

Esaurita questa prima edizione, mi parve opportuno inserire, per una seconda in preparazione, il saggio sull’origine dell’ideale filosofico della vita; ma nel frattempo, essendomisi richiesta una monografia su Socrate più ampia di quella inserita nell’edizione sopra indicata, mi è parso preferibile dare nell’edizione italiana di questo libro la nuova redazione dello studio su Socrate anzi che la precedente.

Così questa edizione italiana si presenta accresciuta, in confronto dell’originaria edizione spagnuola; ed inoltre l’inserimento in essa del saggio sull’origine dell’ideale filosofico della vita richiede che io spieghi qui perché mi è parso opportuno introdurlo in un libro intitolato Moralisti greci.

La formazione dell’ideale filosofico costituisce un momento di grande importanza nella storia dell’etica greca; e forma il vincolo più intimo ed essenziale di continuità sia tra la riflessione morale più antica (dei poeti epici e lirici e della gnomica anteriore alla nascita della filosofia) e la indagine naturalistica che caratterizza fin da principio la filosofia presocratica, sia, più tardi, fra questo naturalismo e l’umanismo di Socrate.

Pare (e si ripete abitualmente) che si sia prodotto improvvisamente, con i naturalisti ionici, uno spostamento radicale dell’interesse conoscitivo greco dall’uomo e dai problemi della sua vita, oggetto della riflessione prefilosofica, alla natura universale ed ai problemi fisici; e che a questa prima soluzione di continuità nello sviluppo della riflessione greca corrisponda più tardi una seconda, in senso inverso, quando con Socrate – secondo l’idea tradizionale che deriva da Cicerone – la filosofia, che fino allora aveva rivolta al cielo la sua contemplazione, l’abbassa verso la terra e l’uomo.

Se non che lo spostamento dell’interesse conoscitivo verso la natura universale, che appare al principio della filosofia greca, ubbidiva a motivi essenzialmente umani, costituiti non solo dalle crescenti esigenze della tecnica, della navigazione e delle esplorazioni e colonizzazioni, ma anche, e sopra tutto, da un’esigenza profondamente etica e religiosa, che sorgeva da un nuovo concetto dell’uomo, del suo fine e del suo dovere supremo. Questo concetto era quello che le correnti mistiche sostituivano al concetto anteriore, affermato dai poeti e dai così detti Sette Saggi, rappresentanti la riflessione greca tradizionale.

Per la tradizione anteriore l’uomo, mortale e limitato, doveva pensare unicamente cose umane, cioè limitate e mortali, rinunciando alle divine, che si dichiaravano privilegio degli Dei, difeso dalla loro «gelosia». Invece la mistica, nell’attribuire all’uomo il possesso di un’anima immortale, e nel farlo in tal modo partecipe del divino, convertiva in un’obbligazione sacra per lui quello che la saggezza anteriore gli vietava come insolenza (hybris) ed empietà. Solo nella contemplazione dell’eterno immortale e divino egli può raggiungere la purificazione spirituale, che lo liberi dalla sua schiavitù del corpo e lo faccia meritevole della beatitudine eterna.

Per tale funzione etico-religiosa attribuita alla contemplazione della natura e del suo eterno principio universale (la physis che Anassimandro, e forse già Talete, identificava col divino-theion), l’indagine naturalistica dei filosofi presocratici continua ad essere dominata dalle preoccupazioni morali; il che si fa evidente nel fatto stesso che le scuole filosofiche (e specialmente la pitagorica) adottano i caratteri e l’organizzazione delle associazioni religiose (thíasoi), attribuendo ai loro adepti la condizione di iniziati ed eletti.

La filosofia, per tanto, è una forma (la più eccellente ed efficace) di purificazione spirituale (catharsis); e l’attività del filosofo rappresenta – come ci mostra nella Repubblica platonica la allegoria della caverna – una missione sacra di illuminazione e liberazione, da compiere verso i fratelli prigionieri del carcere corporeo.

Questa missione, precisamente, personificò Socrate in maniera tipica nella sua vita e nella sua morte; e perciò l’ideale filosofico della vita costituisce una premessa necessaria per la comprensione della sua figura e attività, non meno che dell’identificazione, da lui affermata, della virtù con la scienza.

Per queste considerazioni mi parve che il saggio sull’origine dell’ideale filosofico della vita non solo fosse una introduzione opportuna allo studio di Socrate, ma anche si inserisse nel campo delle ricerche relative all’etica greca, e potesse aiutare ad intendere la continuità del suo sviluppo storico, il cui processo non si interrompe col naturalismo presocratico, ma si dirige con esso verso la posteriore proclamazione della supremazia delle virtù dianoetiche e verso la formazione dell’ideale del saggio.

Della traduzione di questo libro dall’originale castigliano si incaricò, data la mia assenza dall’Italia, l’amico professor Vittorio Enzo Alfieri, che l’ha condotta con grande intelligenza, competenza ed amore; ed io lo ringrazio di questa sua affettuosa collaborazione.

Rodolfo Mondolfo

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