Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



Skype Meâ„¢!
Condividi



Petite Plaisance Editrice
Associazione Culturale
senza fini di lucro

Via di Valdibrana 311
51100 Pistoia
tel: 0573-480013

e-mail:
info@petiteplaisance.it

Cat.n. 216

Umberto Fava

Il quadrifoglio di Medea. Racconti. La mia tetralogia dal Po all’Acheronte.

ISBN 978-88-7588-125-2, 2014, pp. 128, formato 140x210 mm., Euro 12 – Collana Egeria [17].

In copertina: Pietra dal profilo antropomorfo raccolta sulla montagna di Itaca. Fotografia di Massimo Bersani.

indice - presentazione - autore - sintesi

12.00

I racconti del “Quadrifoglio” di Umberto Fava somigliano a una vecchia pergamena dalla quale l’autore ha cancellato le primitive parole per sostituirle con nuove. Fava dice d’essere un amanuense, e se c’è qualcuno che non gli crede, gli mostra la penna d’oca e le dita sporche d’inchiostro. Da vecchio amanuense ha parole raminghe e perdute qua e là – sogno, attesa, Luna, amore... – superstiti parole lasciate come pro memoria sulle bianche tovaglie delle trattorie, sui rustici tavolacci delle osterie, perfino sui delicati palmi delle mani delle donne.

Gli crediamo? Certo che Fava ha molti grilli e fantasie per la testa. È un “fantastico” che dice di aver visto Antigone con la pala in mano seppellire i morti delle rappresaglie durante l’invasione italiana in Grecia; di aver sentito Priamo dire «Sono tutti figli miei» rivolto ai caduti della guerra bianca sull’Adamello; di aver scorto la nave degli Argonauti scendere il Po davanti alla sua città in Ausonia; di aver incontrato per le vie della sua città una straniera, la Luna-Selene scesa sulla Terra per amore del bel Endimione. Poi d’aver trovato nel Mar Icario le perdute ali di Icaro, d’averle provate e scoperto che sono ancora funzionanti; di aver visto la cicogna della Blixen volare verso il lontano Maine per fare il nido sopra il tetto della Yourcenar; e di aver scoperto sulla montagna della petrosa Itaca una pietra su cui è inciso, sostiene Fava, il vero profilo di Medea, non scolpito da Fidia, ma dal Tempo «grande scultore».

Gli crediamo? Credete agli orari ferroviari e ai politici e non a me?, si difende lui. Che osserva: io almeno le frottole le conto meglio.

Deve essere successo a Fava quel che accadde a Don Chisciotte. Gli ha dato di volta il cervello. Allora che facciamo? Allora bruciamogli i libri come a Don Chisciotte. Che non veda più certe parole come guerra e pace, Luna e amore, sogno e attesa... Che le dimentichi. Perché se legge queste parole – anche scritte su un muro o sulla tovaglia d’una trattoria o sulla mano d’una ragazza – riprende la sua vecchia penna d’oca e ricomincia sulla pergamena a raccontare nuove Tetralogie. Magari partendo da dove ora si ferma, da Endimione e dal suo sogno d’un sonno eterno e felice che lo faccia felicemente ed eternamente giovane. Senza più bisogno di clessidre.

© Editrice Petite Plaisance - hosting and web editor www.promonet.it