Ci rivolgiamo a lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo, che dunque vogliano pure pensare da sé (K. Marx). – Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada (Eraclito). – ... se uno ha veramente a cuore la sapienza, non la ricerchi in vani giri, come di chi volesse raccogliere le foglie cadute da una pianta e già disperse dal vento, sperando di rimetterle sul ramo. La sapienza è una pianta che rinasce solo dalla radice, una e molteplice. Chi vuol vederla frondeggiare alla luce discenda nel profondo, là dove opera il dio, segua il germoglio nel suo cammino verticale e avrà del retto desiderio il retto adempimento: dovunque egli sia non gli occorre altro viaggio (M. Guidacci).



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Cat.n. 224

Giovanna Fozzer

Del gabbiano. Introduzione di Francesco Giuntini. Postfazione di Margherita Pieracci Harwell

ISBN 978-88-7588-146-7, 2014, pp. 288, formato 140x210 mm., Euro 20.

In copertina: Sergio Rinaldelli, Studio di gabbiani (particolare), grafite.

indice - presentazione - autore - sintesi

20,00

Scheda Autografa

Nata a Trento nel 1932, laureata in Filologia Classica all’Università di Firenze dei tempi di Giorgio Pasquali, Giacomo Devoto, Eugenio Garin, Roberto Longhi ed altri Maestri, è cultrice di poesia, musica e arti figurative, traduttrice, saggista e poeta.

 

Autobiografia, in chiave anche autoironica

 

UNA VITA PER LE CAUSE PERSE

o per le sole forse vere?

Il giovane riccio trovato nel giardino molti decenni fa aveva avuto un piccolo nome con cui chiamarlo, e a carezzarlo sul naso abbassava pian piano tutte le spine del dorso, persuaso e tranquillo. S'imbucò nelle foglie secche del sottoscala per il letargo, ma l'estate seguente non c'era più: ferito, malato, affamato, l'avevano divorato le formiche? Anche lui tornava alla memoria involontaria, minimo culmine d'un sentire, di molti sentire. Creature d'ogni specie amate, carezzate per lo più mentalmente, convissute e perdute.

Invincibile propensione all'entusiasmo-amore per cose e persone, terra paesaggio bambini e idee, per la vita: crogiolo della famiglia d'origine, cifra genetica, destino personale?

Sperdimento di letture divoranti nell'infanzia e nell'adolescenza, un libro ogni giorno, poesia e narrativa ma ogni altra carta scritta: i neri quaderni di collegio della madre, ancora intatti, con la bella grafia alta e inclinata a trascrivere i primi brani della Commedia mai incontrati – portatori del fascino che sarebbe poi rimasto ad abitarla, Dante già quasi destino, padre d'ogni umano, d'ogni divino e d'ogni passione. (E poi con lui il conte Giacomo, certo).

Scuola amatissima finché gli insegnanti e gli apprendimenti poterono essere armonici al suo nativo sogno di perfezione, d'intellezione immediata totale. 

Studiare era un'arte, o una tecnica, ignota, così al tempo della sciatta scuola dell'umbratile adolescenza si era rifugiata – vasto spazio consolatorio – nel pianoforte, i pomeriggi con Bach Haydn e Mozart, indecifrate polifonie, cantabili struggenti e scorrenti graniture percorse e ripercorse in solitudine.

Poca passione e competenza di taluni insegnamenti, armonie e simmetrie perdute, avere le 'lacune', squarci irrimediabili nel tessuto della preparazione personale e della sicurezza professionale, malinconia di qualcosa per sempre perduto: come la certezza acquisita – leggendo nell'infanzia le fiabe – d'avere destinato ad abitazione un castello, spazi, veroni, giardini e cavalcate tra campi e foresta.

Amare ad ogni costo, bilico tra paradiso e abisso, e passare anche alla vita di lavoro, insegnare con passione, essere moglie casalinga con passione-buona-cucina-convitare-amici-e-parenti-ordine-e-pulizia; piccoloborghese, si dice?

E le tempeste, le tempeste a squassare giorni e anni, e lo smarrimento di molte luci, il balenare di altre. E il riaffiorare dell'altra idea, affondata da sempre – non mai considerata, quieta in un canto del libro della memoria – diventata un giorno un imperativo ineludibile: scrivere.

Nascono i primi inediti, le prime poesie e il romanzo inaccettabile per certa editoria più o meno rampante, per la grande editoria tanto più, ovviamente. Che è mai un'anima, una mente che a tutto campo medita e canta, vive e vede, prima e dopo il dolore e la gioia?

Nascono piccole scritture. Estati e inverno, recuperi di felicità antica; o sfocio in più matura intellezione di fatti della musica, delle arti figurative od altro. E nascono le poesie della prima raccolta edita in proprio.

Poi un lungo intervallo, ed insieme alla prosa della biografia e dei brevi saggi l'irruzione del tradurre testi d'ambito spirituale speculativo (Angelus Silesius, Il Pellegrino cherubico; Margherita Porete, Lo specchio delle anime sempplici), per aver riscontrato infine coscientemente, o filosoficamente, essere la vita quotidiana inabitata dal pensiero negativo, dall'amorosa dialettica degli opposti.

 

Opere

Poesia

 

Piazza d'Orbetello TAF, Firenze 1986

 

 

Senza perché Edizioni Città di Vita, Firenze 1997

 

 

Un tuffo al cuore P. Chegai Editore, Firenze 1998

 

 

La forma quieta P. Chegai Editore, Firenze 2001

 

 

Presente in antologie, tra cui

 

 

 

Nostos, poeti degli anni Novanta a Firenze Edizioni Polistampa, Firenze 1998

 

 

Brucia, invisibile fiamma Edizioni Qiqajon, Bose 1998

 

 

L'altro Novecento (IV-la poesia etico-religiosa) Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1998

 

 

Poesie di Dio Einaudi Tascabili, Torino 1999

 

 

Carteggio Edizioni Polistampa, Firenze 1999

 

 

Così pregano i poeti Edizioni San Paolo, Cinisello B. 2001

 

 

Biografia e prosa

 

 

Estati e inverno TAF, Firenze 1983

 

 

Tina e i suoi Scuola Grafica Sal., Venezia Mestre 1994

 

 

Nello specchio di Margherita Ed. Polistampa, Firenze 2001

 

 

Saggi brevi

 

 

 

Rationales et intellectuales numeri TAF, Firenze 1987

 

 

Parfaicte franchise n'a nul pourquoi, in "Rivista di Ascetica e Mistica", Firenze 1991

 

 

"Senza alcun perché": intelletto d'amore e nobiltà nel pensiero di Margherita Porete, in "Humanitas" N.S. 2 1994, Brescia 1994 pp. 244-48

 

 

Senso della nobiltà e cammino d'amore in M. Porete in "Testimonianze" n" 362,2 Firenze 1994, pp 244-48

 

 

Nel giardino dorato di Sergio Rinaldelli, Edizioni Città di Vita, Firenze 1994

 

 

Strumenti espressivi del pensiero di M. Porete, in "Humanitas" N.S. 5-6 Brescia 1997, pp.964-972

 

 

II paradiso non è che un capire, in "Città di Vita" A. L n° 2, Firenze 1995, pp. 161-168

 

 

Parva enarratio de "Lo specchio" di M. Porete, Edizioni Città di Vita, Firenze 1997

 

 

"Perché siano anch'essi consacrati nella verità", in "Humanitas" N.S. 3, Brescia 1997, pp.420-28

 

 

Attenta anima nuda, in Per Cristina Campo, Atti delle Giornate di Studio, All'Insegna del Pesce d'Oro Milano 1998, pp.73-84

 

 

Sopra lo specchio del dolore. Poesia di Francesco Giuntini, in "L'Apostrofo" A. II n° 3-4, Firenze 1998, pp. 1-5

 

 

Per un'indagine del religioso in C. Campo, in "Religioni e Società" 32 A.XIII, Napoli 1998, pp. 101-114

 

 

Poesia neovolgare e religiosità in Giovanni Falsetti, in "Città di Vita" A. LIV n°4, Firenze 1999, pp. 361-382

 

 

Incredulità nell'onnipotenza del visibile, fiaba e fede in C. Campo, in "Il margine" A.XIX 2, Trento 1999, pp. 10-18

 

 

Gli occhi di Venturino, in "Feeria" A. VIII N.S., n° 17 Firenze 2000, pp.47-51

 

 

Liturgico lume, in "Humanitas" N.S. 3, Brescia 2001, pp. 373-380

 

 

Traduzioni e cura

 

 

 

Angelus Silesius, II pellegrino cherubico (a c. di G.F. e M. Vannini), Edizioni San Paolo, Cinisello B. 1989

 

 

Meister Eckhart, Trattato sul Pater Noster, in "Rivista di Ascetica e Mistica" A. 60" n.2, Firenze 1991, pp. 145-161

 

 

Dinzelbacher-Bauer, Movimento religioso e mistica femminile nel Medioevo, Edizioni San Paolo, Cinisello B. 1993

 

 

M. Porete, Lo specchio delle anime semplici, Edizioni San Paolo, Cinisello B. 1994, 1999

 

 

Antologie

 

 

 

M. Porete, Nobile Amore Edizioni Piemme, Casale Monf. 1996

 

 

Cura

 

 

Per Cristina Campo, Atti delle Giornate di Studio (a c. di M.Farnetti e G.F.), All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano 1998

 

 

Cristina Campo "Città di Vita" A.LI n.6 Firenze 1996 (num. spec. a e. di M.Farnetti e G.F.)

 

 

Cristina Campo, "L'infinito nel finito" Lettere a Piero Polito, Via del Vento Edizioni, Pistola 1998

 

 

Cristina Campo, Tradurre Simone Weil Lettere all'editore in "Humanitas" N.S. 2 Broscia 2000, pp. 174-200

 

 

Andrea Emo, Lettere a C. Campo 1972-76 "In forma di parole" editrice, Quaderno terzo, Bologna 2001

 

 

 

Bibliografia

 

 

Oltre ai suoi più vicini, si sono accorti della scrittura di G.F., e ne hanno detto in epistola o a stampa: Giuseppe Baldassarre, Marinella Bartolini, Enza Biagini Sabelli, Wilma Ceccatelli, Guido Ceronetti, Anna Chiarloni, Giulio Colombi, Teodora De Sensi, Remo Fasani, Pietro Gibellini, Giuseppe Panella, Piergiovanni Permoli, Ugo Pistoia, Luisa A. Magnini Vallini, Marialuisa de Romans, Piero Pòlito, Sergio Rinaldelli, Andrea Zanzotto.

 

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Fozzer Giovanna (Trento 1932), cultrice di poesia, musica e artifigurative, narratrice, saggista, traduttrice e poeta, vive a Firenze. È autrice di diverse pubblicazioni, di
poesia: Piazza d’Orbetello (1986), Senza perché (1997), Un tuffo al cuore (1998), La forma quieta (2001), Risacca (2002, poemetto, in «Erba d’Arno», nn. 88/89), Repertorio d’infinito (2006), oltre ad essere presente in varie riviste, e in antologie, tra cui: “Nostos, poeti degli anni Novanta a Firenze” (1998), “Brucia, invisibile fiamma” (1998), “L’altro Novecento (1998, IV-la poesia etico-religiosa), “Poesie di Dio” (1999), “Carteggio” (1999), “Così pregano i poeti” (2001);
biografia e prosa: Estati e inverno (1983), Tina e i suoi (1994), Nello specchio di Margherita (2001, di cui sono state tenute diverse letture teatrali drammatizzate, con musiche create ed eseguite alle percussioni da Jonathan Faralli);
saggi brevi: Gregoriano a Gricigliano (2005, in “Rivista d’ascetica e mistica”), Parfaicte franchise n’a nul pourquoi (1991, in “Rivista di Ascetica e Mistica”), “Senza alcun perché”: intelletto d'amore e nobiltà nel pensiero di Margherita Porete (1994, in “Humanitas”), Senso della nobiltà e cammino d’amore in M. Porete (1994, in “Testimonianze”), Nel giardino dorato di Sergio Rinaldelli (1994), Strumenti espressivi del pensiero di M. Porete (1997, in “Humanitas”), Il paradiso non è che un capire (1995, in “Città di Vita”), Parva enarratio de “Lo specchio” di M. Porete (1997, ), “Perché siano anch’essi consacrati nella verità” (1997, in “Humanitas”), Attenta anima nuda (1998, in “Per Cristina Campo Atti delle Giornate di Studio”), Sopra lo specchio del dolore. Poesia di Francesco Giuntini (1998, in “L'Apostrofo”), Per un’indagine del religioso in Cristina Campo (1998, in “Religioni e Società”), Poesia neovolgare e religiosità in Giovanni Falsetti (1999, in “Città di Vita”), Incredulità nell’onnipotenza del visibile, fiaba e fede in Cristina Campo (1999, in “Il margine”), Gli occhi di Venturino (2000, in “Feeria”), Liturgico lume (2001, in “Humanitas” numero speciale su Cristina Campo), Il tempo e i suoi inganni, sulla poesia di Enzo Agostino (2002, in “Humanitas”), “Nello sguardo di Dio”: il divino nella meditazione di Francesco Giuntini (2002, in “Rivista di Ascetica e Mistica”), Le ceneri del tempo ed altre cifre: «La fabbrica del tempo», poesia di Francesco Giuntini (2002, in “Feeria”), Fuoco e cenere, tenebra e parola. «La fabbrica del tempo» di Francesco Giuntini in segno e cifra (2003, in “Humanitas”), Venturino Venturi (scheda in Il Nuovo Testamento nuovamente tradotto, con illustrazioni di Venturino Venturi, 2002), Venturino Venturi, da Pinocchio-uomo fino al desiderio di Dio (2002, in “Corrispondenza”);
traduzioni e cura: Angelus Silesius, Il pellegrino cherubico (1989, co. M. Vannini e G.F.), Meister Eckhart, Trattato sul Pater Noster (1991, in “Rivista di Ascetica e Mistica”), Dinzelbacher-Bauer, Movimento religioso e mistica femminile nel Medioevo (1993), M. Porete. Lo specchio delle anime semplici (1994, 1999), Daniel von Czepko, Sapienza mistica (2005);
antologie: M. Porete, Nobile Amore (1996);
• cura: Per Cristina Campo Atti delle Giornate di Studio (1998, co. M. Farnetti e G.F.), Cristina Campo (1996, numero speciale/antologia critica in “Città di Vita” co. di M. Farnetti e G.F.), Cristina Campo, “L'infinito nel finito” Lettere a Piero Polito (1998), Cristina Campo, Tradurre Simone Weil Lettere all’editore (2000, in “Humanitas”), Andrea Emo, Lettere a Cristina Campo 1972-76 (2001), Piero Pòlito, Fascinazioni [poesia] (2001), Enzo Agostino, Coccia nt’o’ gramoni [poesia dialettale calabrese] (2003, co. di G.F. e R. Gherardini), Enzo Agostino, Inganni del tempo, [poesia] (2004, con note di G.F., Renzo Gherardini e M. Pieracci Harwell), Michael Anania, Turnings (2005, co. di G.F. e Margherita Pieracci Harwell).

Oltre ai suoi più vicini, si sono interessati alla scrittura di G.F., e ne hanno detto in epistola o a stampa: Enzo Agostino, Giuseppe Baldassarre, Marinella Bartolini, Enza Biagini Sabelli, Enzo Bianchi, Alberta Bigagli, Brunelda Bischi Danesi, Wilma Ceccatelli, Guido Ceronetti, Anna Chiarloni, Giulio Colombi, Teodora De Sensi, Girolamo Di Chiara, Giovanni Falsetti, Maria Fancelli Caciagli, Remo Fasani, Silviano Fiorato, Renzo Gherardini, Pietro Gibellini, Ernesto Marchese, Giuseppe Panella, Piergiovanni Permoli, Ugo Pistoia, Marialuisa de Romans, Margherita Pieracci Harwell, Piero Pòlito, Renzo Ricchi, Sergio Rinaldelli, Gaetano Rizzo Rèpace, Marco Vannini, Venturino Venturi, Andrea Zanzotto.

L’autrice fa parte dell’Archivio per la memoria e la scrittura delle donne di Firenze e del Pen Club di Lugano. Per dieci anni è stata presidente della sezione Letteratura del Lyceum fiorentino, organizzandovi tra l’altro il Convegno su Cristina Campo (1997) e quello su Margherita Guidacci (1999).

Sulla sua ttività letteraria hanno scritto, tra gli altri: M. de Rachewiltz «Quanto sono belle, serene, eleganti queste poesie. ... Ma soprattutto mi piacciono gli echi familiari, leopardiani o di Cristina Campo o di Meister Eckhart che siano. Valeva la pena di aspettare questo maggio/omaggio fiorentino! Se in futuro troverai echi del tuo Repertorio d’infinito, non sarà plagio ma ammirazione.»; L. A. Magnini Vallini «Straordinarie poesie, racchiuse in un libro curatissimo, ineccepibile, perfetto, per essere contenuto come un dono tra le mani: nella sua eleganza anche formale sarebbe piaciuto a Cristina Campo. Ad apertura di pagina, ogni verso ha il consueto potere di curare ferite remotissime e di aprirne altre, sconosciute, ma come luminose, in una geometria di linee – orizzontali e ascendenti – che paiono afferrare, racchiudere, riordinare il cosmo, attraverso il Lògos che esprime l’ineffabile.»; I. Scerrotta Samà «Una simbologia che mette in rilievo l’infinita circolazione di vita e di morte, di caos e di bellezza; dove il tu che è un noi si pone in rapporto con il creato nel suo insieme. È, questa, una poesia che non sgorga, credo, dall’impulso lirico, ma dall’osservazione analitica delle cose attraversate, nella raffinata cornice della parola, da una prodigiosa ricchezza di sensazioni e da una spiritualità che resiste in tutto il percorso con la tenacia di una grazia fortuita.».

 

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